RADIO VATICANA

Radiogiornale

 

CHIESA E SOCIETA’

19 febbraio 2007

 

 

Il digiuno, mezzo concreto di conversione, nel messaggio per la Quaresima del Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Michel Sabbah

 

GERUSALEMME. = La Quaresima ricorda al cristiano che situazioni come l’occupazione militare, la limitazione della libertà, la mancanza di sicurezza, la violazione delle leggi possono essere trasformate in occasione di vita nuova. E’ in sintesi quanto scrive nel suo messaggio per la Quaresima 2007, il Patriarca latino di Gerusalemme, mons. Michel Sabbah, che indica anche un mezzo concreto di conversione: il digiuno. “Con Gesù – si legge nel messaggio, citato dall’agenzia Sir – andiamo nel deserto di Gerico (città che è una prigione, come tutte le città palestinesi, simbolo del conflitto diventato nostro ambiente di vita), digiuniamo per riconciliarci con Dio, con i nostri amici e nemici; digiuniamo per rinnovare l’accettazione della nostra fede. La fede autentica allontana la paura e rende il credente capace di costruire il bene comune”. Il Patriarca ribadisce che “la vocazione del cristiano, quella di essere lievito nella terra di Gesù, ci chiede di restare in questi luoghi santi e vivere il comandamento dell’amore, perdonare, reclamando i diritti perduti e condividere beni e sacrifici con tutti”, senza differenza di religione e nazionalità. Mons. Sabbah si sofferma poi sul conflitto in Palestina, che ha ripercussioni anche in Israele e Giordania. All’“occupazione, la limitazione della libertà, il muro, le barriere, i militari israeliani che entrano in ogni momento nelle città palestinesi, uccidono, fanno prigionieri, sradicano alberi e demoliscono case” – denuncia il Patriarca latino di Gerusalemme – vanno aggiunte “la mancanza di visione all’interno della società palestinese, la mancanza di sicurezza, sfruttata da alcuni per violare le leggi e opprimere i loro fratelli, l’incapacità della comunità internazionale di rispondere alle molteplici voci di pace che si levano dalla regione”. Davanti a ciò, “la Quaresima ricorda al cristiano che questa situazione può rivelarsi una condizione di morte o di vita nuova”. Di qui, l’invito a digiunare per “ricercare la volontà di Dio nelle prove attuali, rinnovare il nostro amore gli uni verso gli altri e per vedere il senso di questi avvenimenti e capire come convertirli in amore reciproco. Non per demolire l’avversario o nutrire rancore verso di lui – conclude mons. Sabbah – ma per mettere fine all’occupazione, all’oppressione e vivere una vita nuova”. (R.M.)

 

 

Il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, presente domani pomeriggio a Roma, alla presentazione del libro “Pier Damiani. Poesie e Preghiere”. La pubblicazione in concomitanza con le celebrazioni

nel Ravennate per i mille anni dalla nascita del Santo Dottore della Chiesa

 

ROMA. = Sarà presente anche il segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, domani pomeriggio a Roma, presso la biblioteca del Monastero di San Gregorio al Celio, alla presentazione del libro “Pier Damiani. Poesie e Preghiere” (Città Nuova). La pubblicazione avviene in concomitanza con le celebrazioni per il primo millenario dalla nascita del Santo Dottore della Chiesa, nato a Ravenna nel 1007 e morto a Faenza nel 1072. “San Pier Damiani ha operato molto per la riforma della Chiesa nel suo tempo, per sottrarla al potere dell’impero e per riportare la vita del clero agli ideali del Vangelo”, ha affermato il vescovo di Faenza-Modigliana, mons. Claudio Stagni, commentando il significato delle manifestazioni apertesi ieri e in programma fino al 21 febbraio 2008. “In quest’anno giubilare – ha aggiunto – gli chiederemo che illumini e assista anche noi nell’opera di rinnovamento e di riforma, che dovremo compiere per essere sempre più fedeli al Vangelo e rispondere alle istanze della storia”. (R.M.)

 

 

Lettera pastorale dell’arcivescovo di Tai Pei, a Taiwan,

mons. Cheng Tsai-fa, per il Capodanno cinese, celebrato ieri:

al centro, il coordinamento tra istituti religiosi

e parrocchie e la preghiera per le vocazioni

 

TAI PEI. = Migliore coordinamento del lavoro pastorale; preghiera incessante per le vocazioni; vicinanza ai propri sacerdoti: sono questi i punti cruciali per la vita e la missione futura dell’arcidiocesi di Tai Pei, a Taiwan, secondo l’arcivescovo, mons. Joseph Cheng Tsai-fa, che ha pubblicato una Lettera pastorale in occasione del Capodanno cinese, celebrato ieri. Dopo avere ringraziato il Signore per la nomina ad ausiliare di mons. Thomas Chung – riferisce l’agenzia Fides – l’arcivescovo Cheng ha sottolineato l’importanza della realizzazione di un Ufficio pastorale nel territorio “per coordinare bene il lavoro pastorale della diocesi e degli istituti religiosi, e per utilizzare nel modo migliore le risorse umane”. “Nell’arcidiocesi – ha aggiunto – ci sono tante congregazioni religiose che prestano il loro servizio. Ci vuole un coordinamento tra loro e le parrocchie. Se avessimo vocazioni sufficienti, tutto funzionerebbe bene”. E ha esortato: “Preghiera, preghiera, vi raccomando: pregate per le vocazioni e sono convinto che il Signore ascolterà la vostra voce che viene dal cuore”. (R.M.)

 

 

Se i colloqui di pace tra esercito e guerriglia non riprenderanno

prima della fine della tregua, il prossimo 28 febbraio, la guerra in Uganda potrebbe riesplodere: è l’allarme lanciato da mons. Odama,

arcivescovo di Gulu, mentre i vescovi del Kenya chiedono al governo

di riconsiderare il rifiuto di ospitare le trattative

 

KAMPALA. = La tregua tra esercito e guerriglia finisce il 28 febbraio e la guerra potrebbe riesplodere, se i colloqui di pace non saranno ripresi: è l’allarme lanciato da mons. John Baptist Odama, arcivescovo di Gulu, nel nord Uganda, durante un incontro con l’inviato speciale delle Nazioni Unite per le trattative di pace in Uganda, l’ex presidente della Zambia, Joaquim Chisano. Lo riferisce l’agenzia CISA (citata da Fides), che ha incontrato l’arcivescovo a Nairobi, dove si è tenuta una riunione dei vescovi direttori e coordinatori della Commissione Giustizia e Pace dell’AMECEA, Associazione dei membri delle Conferenze episcopali dell’Africa Orientale. “Più di 1 milione e 700 mila persone vivono in squallide condizioni nei campi per rifugiati – ha affermato mons. Odama – e chiedo a tutte le organizzazioni e agenzie di fornire assistenza perché le condizioni di vita nel nord Uganda tornino normali”. Le trattative tra il governo ugandese e i guerriglieri dell’Esercito di resistenza del Signore (LRA) sono ferme dall’inizio di gennaio, per la richiesta da parte della leadership del movimento, di spostare la sede delle trattative da Juba, in sud Sudan, al Kenya. Una richiesta respinta dal governo di Nairobi. Da parte loro, i vescovi kenyoti hanno chiesto al proprio governo di riconsiderare la decisione di non ospitare i colloqui di pace. “Quello che chiediamo – ha affermato il presidente della Conferenza episcopale del Kenya, mons. John Njue, arcivescovo di Nyeri – è che il Kenya faccia di tutto per assicurare che il sofferente popolo del nord Uganda inizi a vivere una vita migliore”. L’LRA aveva motivato la richiesta di trasferire la sede delle trattative in Kenya con i timori provocati dalle parole del presidente sudanese, Omar Bashir, che ha dichiarato l’intenzione di “eliminare l’LRA dal Sudan”. (R.M.)

 

 

Human Rights Watch (HRW) pubblica un rapporto sulla situazione nelle carceri e nei tribunali in Arabia Saudita: migliaia di detenuti senza

processo; bambini condannati a morte; vessazioni per le donne in carcere

 

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NEW YORK. = Migliaia di detenuti senza processo; bambini condannati a morte; vessazioni per le donne in carcere: è questa la situazione nelle carceri e nei tribunali in Arabia Saudita, secondo un Rapporto di Human Rights Watch (HRW), citato dall’agenzia del PIME, AsiaNews. Per 4 settimane, infatti, su invito del governo saudita, una commissione dell’organizzazione per i diritti umani ha potuto ispezionare tribunali e prigioni, seppure sotto costante “sorveglianza” e con numerose limitazioni. Secondo HRW, in Arabia Saudita la polizia segreta tiene migliaia di persone in carcere per anni per ragioni politiche, senza accusa e senza nemmeno farle comparire davanti a un giudice, anche se il codice di procedura penale prevede che la detenzione non possa superare i 6 mesi. Gli imputati spesso non hanno un avvocato e i legali hanno difficoltà a vedere i documenti dell’accusa. Il processo in genere si svolge a porte chiuse, nonostante il codice preveda che avvenga in modo pubblico. Molte condanne – afferma l’organizzazione per i diritti umani – sono fondate su indizi minimi e spesso i giudici non scrivono il verdetto, come nel caso dei processi politici contro i presunti rivoltosi di Najran nel 2000. Nella prigione di al-Ha, a sud di Riyadh, molti prigionieri hanno subito abusi fisici e altri sono rimasti in carcere anche per lungo tempo, dopo avere espiato la condanna. Ma molte delle 300 persone ascoltate hanno detto di non voler fare denunce per timore di “rappresaglie” delle autorità. I bambini sono incarcerati anche per delitti minori e anche per violazione di norme “morali”. In carcere sono tenuti in isolamento e percossi. Ci sono minori di 13 anni condannati a morte, perché ritenuti “maturi”, senza che Hrw abbia potuto sapere cosa avessero fatto. Ancora peggiore è la situazione delle donne detenute, spesso soggette a un controllo costante di guardie maschili. HRW ritiene comunque che l’invito ricevuto dal governo saudita “sia prova di una nuova disponibilità a discutere sui diritti umani nel Paese”. “Anche se – precisa – le restrizioni alla possibilità di visitare le prigioni e la generale proibizione di assistere ai processi, fanno pensare che il governo saudita abbia ancora molto da nascondere”. (A cura di Roberta Moretti)

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Allarme umanitario in Papua occidentale: dopo l’offensiva

dell’esercito indonesiano i primi di dicembre, oltre 5 mila civili

costretti a vivere in miseria nella foresta

 

JAKARTA. = Dopo l’offensiva dell’esercito indonesiano a Puncak Jaya, distretto della provincia di Papua, avvenuto i primi di dicembre, oltre 5 mila civili sono costretti a vivere nella foresta, in zone malsane, infestate dalla malaria, e con scarsità di cibo. Secondo le ONG presenti nell’area, la situazione, sempre più grave, rischia di trasformarsi in una vera e propria emergenza umanitaria. L’attacco militare – riferisce l’agenzia Fides – è stato provocato dall’innalzamento di una bandiera dell’Organisasi Papua Maerdeka – Organizzazione Papua Libera (OPM), un piccolo gruppo ribelle che lotta per l’indipendenza della Papua, la provincia all’estremo est dell’arcipelago indonesiano, annessa da Jakarta nel 1969. Dopo il fallimento delle trattative sull’autonomia limitata della provincia, il governo indonesiano ha avviato una massiccia campagna militare che mira ad annientare la guerriglia separatista. L’allarme per la crisi umanitaria è condiviso da diverse organizzazioni religiose e per i diritti umani, che continuano a sollevare il problema del conflitto dimenticato della Papua occidentale: dal 1969 si registrano almeno 100 mila morti. Lo sfruttamento indiscriminato del sottosuolo ricco di miniere d’oro, argento e rame, la deforestazione e la colonizzazione da parte della popolazione di Java, incentivata dal governo, sta mettendo a rischio l’ecosistema e anche la vita dei 300 gruppi indigeni che abitano la Papua. (E.L.)

 

 

Nello Stato indiano dell’Orissa, oltre 135 mila pellegrini di tutte

le fedi riuniti per la festa della Madonna di Lourdes, in ricordo

del miracoloso intervento contro un’epidemia di colera nei primi del ‘900

 

NEW DELHI. = Oltre 135 mila pellegrini di tutte le religioni hanno partecipato, lo scorso 11 febbraio nella remota parrocchia di Dantoling, nello Stato indiano orientale dell’Orissa, alla festa annuale di Nostra Signora di Lourdes. Nell’occasione viene  commemorato il miracoloso intervento della Vergine contro una violenta epidemia di colera verificatasi agli inizi del ‘900. La Messa solenne, concelebrata da 138 sacerdoti, è stata presieduta da mons. Thomas Thirutahalil, vescovo di Balasore. Secondo padre Clement Bagsingh, parroco di Dantoling, che conta 136 famiglie cattoliche, “sono l’amore e la compassione di Maria che attirano qui i pellegrini di ogni religione”. Fra i fedeli presenti, infatti, anche numerosi indù, che raccontano di aver ricevuto innumerevoli grazie dalla Madre di Dio. (E.L)

 

 

 

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