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    <title>Radio Vaticana - Clips-ITA</title>
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    <description>La voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo</description>
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    <itunes:summary>I contributi della Radio Vaticana in Podcast</itunes:summary>
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      <title>Il Papa: nostra preoccupazione sia la guarigione delle vittime di abusi sessuali</title>
      <link>http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=560966</link>
      <description>Preoccupazione fondamentale nella comunità cristiana deve essere la guarigione delle vittime degli abusi sessuali commessi nell’ambito della Chiesa ed un profondo rinnovamento della Chiesa stessa a tutti i livelli. E’ l’auspicio espresso da Benedetto XVI nel messaggio, a firma del cardinale Tarcisio Bertone, inviato ai partecipanti del Simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento” organizzato a Roma dall’Università Gregoriana. Ad aprire i lavori questa sera è stato il cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede con un intervento sulle priorità della Chiesa nell’eliminare e prevenire il flagello dell’abuso sessuale dei minori nell’intera società. Il servizio di Stefano Leszczynski  00:01:52:46  

L’attenzione prioritaria del Papa è ancora una volta per l’assistenza alle vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. A sottolinearlo è lo stesso Benedetto XVI nel messaggio di saluto ai partecipanti al Simposio “Verso la guarigione e il rinnovamento”organizzato a Roma dall’Università Gregoriana e incentrato sul tema della tutela da parte della Chiesa cattolica dei minori e degli adulti vulnerabili. Il Papa, si legge nel messaggio a firma del cardinale segretario di Stato, esorta i partecipanti a “promuovere in tutta la Chiesa una cultura forte di tutela e di sostegno alle vittime. E parte proprio da questo concetto la prolusione di apertura dei lavori pronunciata dal cardinale William Levada, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede. D’importanza prioritaria nel lungo cammino verso una “rinnovata speranza” è per il porporato l’attenzione che la Chiesa deve riservare alle vittime degli abusi, a partire dalla capacità di ascoltare e riconoscere – come già fece Benedetto XVI il 19 marzo 2010 rivolgendosi alle vittime irlandesi – l’enormità del tradimento da loro sofferto. Allo stesso tempo la missione della Chiesa si deve concentrare sulla prevenzione. Un ambito nel quale non basta che la Chiesa di vita ad ‘un ambiente sicuro’ per i bambini, dovendo ugualmente investire risorse nella formazione dei sacerdoti e nel discernimento delle vocazioni. Tra i molti obblighi che spettano alle autorità ecclesiastiche nel prevenire, reprimere e punire gli abusi – ha sottolineato il cardinale Levada -  resta ben chiaro l’obbligo di collaborare pienamente con l’autorità giudiziaria nella denuncia degli abusi sessuali. Obiettivo del Simposio, che vede riuniti i delegati da 110 conferenze episcopali e molti responsabili della leadership della Chiesa universale, è quello di aiutare i vescovi di tutto il mondo ad elaborare le linee guida sulla gestione delle accuse di abuso. Tutti, indistintamente, - ha ricordato il cardinale Levada -  devono collaborare a questo scopo, come stabilito dalla Lettera circolare della Congregazione inviata nel maggio 2011 a tutte le Conferenze episcopali. 
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      <pubDate>Mon, 06 Feb 2012 19:21:41 GMT</pubDate>
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      <title>Usa: primarie repubblicane in Florida, Romney favorito contro Gingrich</title>
      <link>http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=558983</link>
      <description>Negli Stati Uniti, occhi puntati sulla Florida dove si tengono oggi le primarie repubblicane da cui emergerà lo sfidante di Barack Obama. Gli ultimi sondaggi vedono nettamente in testa Mitt Romney, che si conferma dunque come il candidato favorito alla nomination. Cala invece il consenso per Newt Gingrich, nonostante la convincente vittoria in South Carolina di dieci giorni fa. Sull’importanza di questa tappa delle primarie, Alessandro Gisotti ha intervistato il prof. Tiziano Bonazzi, americanista dell’Università di Bologna:00:03:00:84

R. – Indubbiamente, una vittoria in Florida aumenterebbe di molto le possibilità di Mitt Romney, anche se non distruggerebbe del tutto quelle di Gingrich. In realtà, la questione è che non si capisce bene cosa vogliano gli elettori repubblicani. E’ lo stesso Partito repubblicano ad essere spaccato, a non avere una guida politica, e la sta cercando disperatamente. Forse lo sta facendo anche un po’ tardivamente.

D. – In Florida ha un peso importante la minoranza ispano-americana. Quanto conterà, a livello nazionale, il voto dei cosiddetti “latinos”?

R. – Conterà molto, perché tra l’altro stanno crescendo a livello numerico ed anche a livello d’importanza politica. Mitt Romney perse le ultime elezioni nel 2008: anche in quell’occasione era candidato alle primarie in Florida e proprio lì perse perché i “latinos” non erano con lui. Questa volta, invece, si è dato da fare in un modo impressionante per conquistarne il voto, "suonando" soprattutto campane quasi da guerra fredda nei confronti dei regimi latino-americani anti-statunitensi. Ha promesso la liberazione di Cuba, la liberazione del Venezuela. Di conseguenza segue gli istinti più revanscisti e conservatori dei "latinos" che, particolarmente in Florida, hanno un’identità culturale e politica estremamente forte.

D. – Gli ultimi sondaggi vedono Obama e Romney sostanzialmente appaiati. Si consolida, dunque, la percezione che le presidenziali del prossimo novembre saranno molto combattute…

R. – Sì. Per quello che si può capire adesso, saranno estremamente combattute, anche se è evidente che il presidente Obama, in questo momento, si sta sfregando le mani: questa lotta all’interno del Partito repubblicano va chiaramente tutta a suo favore. Va a suo favore non solo per quanto riguarda l’immediato, ma anche nel medio periodo, perché mostra che i repubblicani non sono in grado di mettere in piedi dei candidati credibili.

D. – Proseguono intanto le proteste del movimento “Occupy Wall Street”. Che peso potrà avere sul voto di novembre, specialmente in casa democratica?

R. – E’ estremamente difficile da calcolare, perché non siamo ancora in grado di sapere quanta parte dei democratici si identifica con “Occupy Wall Street”. Per il Partito democratico potrebbe succedere qualcosa di simile a quello che è accaduto con i repubblicani ed i “Tea Party”. Cioè, come i “Tea Party” hanno spaccato in due il Partito repubblicano, dividendo buona parte della base da quella che è la leadership nazionale, così “Occupy Wall Street” potrebbe fare lo stesso e creare una base forte di democratici piuttosto arrabbiati rispetto all’estremamente più moderato establishment democratico, di cui fa parte Obama. Questo potrebbe diventare un problema interno al Partito democratico. (vv)</description>
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      <pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:17:30 GMT</pubDate>
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      <title>Nuove manifestazioni di protesta in Egitto dopo la nuova tornata elettorale</title>
      <link>http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=558980</link>
      <description>Cresce la protesta anche in Egitto. Dopo la prima tornata del voto per l’elezione dei senatori alla Camera alta, per oggi annunciate nuove manifestazioni contro il governo militare provvisorio. Ci riferisce Amina Belkassem.  00:00:48:70  </description>
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      <pubDate>Tue, 31 Jan 2012 08:14:10 GMT</pubDate>
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      <title>Davos, la crisi dell'eurozona al centro del Forum economico internazionale</title>
      <link>http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=558678</link>
      <description>La crisi dell’eurozona è stata al centro del Forum Economico Internazionale che si è concluso ieri a Davos, in Svizzera. Ce ne parla Giovanni Del Re  00:00:46:66  </description>
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      <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:20:37 GMT</pubDate>
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      <title>Legislative in Egitto: si vota per la camera alta fino al 22 febbraio</title>
      <link>http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=558677</link>
      <description>Al via ieri in Egitto le elezioni per la camera alta del parlamento, dove gli islamici contano di replicare il successo del voto per l'Assemblea del popolo dove hanno ottenuto tre quarti dei seggi.   L'elezione dei senatori si concluderà il 22 febbraio. Entro la fine di giugno, in una data non ancora fissata, si dovranno tenere invece le presidenziali. Il servizio di Amina Belkassem.  00:00:42:65  
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      <pubDate>Mon, 30 Jan 2012 08:16:10 GMT</pubDate>
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      <title>Proteste in Romania. Mons. Robu: "Bisogna porre termine alla crisi morale"</title>
      <link>http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=557321</link>
      <description>La protesta contro il carovita e la corruzione in Romania è arrivata al suo 12.mo giorno consecutivo. In tutte le principali città, come anche nella capitale Bucarest, decine di migliaia di persone hanno manifestato in piazza chiedendo le dimissioni del governo guidato dal premier, Emil Boc. Al centro delle proteste, che ieri hanno provocato le dimissioni del ministro degli Esteri, Teodor Baconschi, le politiche fiscali volute dall’esecutivo e la dilagante povertà nel Paese. A mons. Joan Robu, arcivescovo metropolita di Bucarest, Stefano Leszczynski ha chiesto quali siano le ragioni della protesta:00:04:44:62

R. – A giudicare dagli slogan gridati dalla gente, si può dire che le ragioni della protesta sono la corruzione, la povertà, l’incompetenza e la corruzione dei governanti, la rabbia nel sentire tante bugie dalla propaganda del partito al potere, le ingiustizie provocate dalla moltitudine delle tasse da pagare e così via.

D. – Eccellenza, qual è la situazione economica della Romania, oggi? C’è stato un miglioramento dopo l’ingresso nell’Unione Europea del livello di vita, o la differenza sociale è ancora molto forte all’interno del Paese?

R. – Direi che la situazione economica si trova in una fase di transizione senza una meta chiara e senza la sapienza della ricerca del bene comune. La gente è stanca di vedere come i governanti cerchino soltanto i loro interessi e non il bene del popolo. E poi, un miglioramento è stato percepito senz’altro dopo l’ingresso nell’Unione Europea, però solo poche persone hanno percepito un vero e stabile miglioramento. La maggior parte delle famiglie vive in povertà. Ed è vero: la crisi economica è una crisi generale, e la Romania non ne è risparmiata. Però, i governanti romeni – e questa è opinione comune – non hanno nessuna idea del bene comune: sono però molto precisi nel cercare i loro interessi e sfidano la gente con il loro egoismo e la loro prepotenza. Faccio anche un esempio. Da molti anni, cerco di incontrare il presidente della Repubblica – ho anche scritto per questo – e anche il primo ministro per un problema che riguardava la situazione di una costruzione accanto alla nostra cattedrale, a causa della quale abbiamo avuto un processo durato cinque anni. Sono anni che aspetto di essere ricevuto: nemmeno hanno risposto alle mie lettere. Ecco, questo è un esempio dal quale si rileva chiaramente la sfida, la prepotenza.

D. – E’ una situazione spesso difficile, quella dei Paesi che sono usciti dall’ex blocco comunista, Paesi di emigrazione verso l’Occidente. Oggi, questi lavoratori continuano a trovare un’occupazione all’estero, o questa situazione si è fatta più difficile e ci sono forti ripercussioni anche in patria?

R. – Ci sono ripercussioni abbastanza gravi: intanto, le famiglie sono divise perché una parte è all’estero e una parte è in Romania. Ci sono le molte difficoltà vissute dai bambini che crescono senza la madre o addirittura senza ambedue i genitori. Però, questa emigrazione ha forse anche un aspetto positivo, nel senso che quelli che lavorano all’estero riescono ad aiutare quella parte della famiglia che si trova in Romania: mandano soldi in Romania. Poi, però, ci sono altri aspetti che pian piano emergono. Per esempio, in Romania non si trovano più operai perché sono tutti all’estero: sono partiti tutti perché qui - ed è vero - i posti di lavoro sono pochi, sono mal pagati e quindi la gente cerca di andare altrove, dove riceve un salario migliore. Anche se poi devono far fronte a tante umiliazioni e a condizioni di vita che, purtroppo, sono quelle che sono …

D. – Eccellenza, di cosa avrebbe bisogno oggi la Romania per acquistare una stabilità sociale e una posizione più serena nei confronti del futuro?

R. – Come tutti, anche in Europa, dove esiste questa crisi economica, abbiamo bisogno di tornare ai valori dimenticati: non di fare crescere, ma di porre un termine alla crisi morale e alla crisi di fede in cui ci troviamo e da dove provengono tanti mali, sia nell’economia, sia nella vita sociale.

D. – Quindi, la secolarizzazione ha colpito in maniera molto forte anche la Romania, anche a livello istituzionale?

R. – Sì: l’ha colpita abbastanza fortemente e non nel lungo periodo, ma in pochissimo tempo. E questi attacchi sono stati molto forti. (gf)</description>
      <author>webteam@vaticanradio.org</author>
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      <title>Terrore in Nigeria per gli attentati di Boko Haram. Oltre 150 morti a Kano, il presidente annuncia nuovi arresti</title>
      <link>http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=556790</link>
      <description>Torna a crescere la paura in Nigeria dopo la serie di attentati, rivendicati dalla setta integralista islamica Boko Haram, che venerdì hanno provocato più di 150 morti nella città di Kano, nel nord del paese. Il presidente Johnatan, in visita nella città, ha annunciato l’arresto di diversi membri del gruppo eversivo da parte della polizia. Altri nove morti in attacchi diretti contro la comunità cristiana si sono registrati nella regione settentrionale di Bauchi. Ferma la condanna degli attentati da parte del segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon e del capo della diplomazia europea Catherine Ashton. Il servizio di Giulio Albanese  00:01:04:78  
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      <title>Ancora manifestazioni represse nel sangue in Siria</title>
      <link>http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=554479</link>
      <description>L'Iran fornisce armi al regime siriano per reprimere le proteste pro democrazia, in corso da 10 mesi. Gli Stati Uniti puntano il dito contro Teheran, proprio quando a Damasco e non solo si contano altre 15 vittime nelle manifestazioni di ieri, venerdì di preghiera. Il servizio di Marina Calculli:  00:00:55:34  
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      <title>Afghanistan: sdegno Usa per i marines che oltraggiano i cadaveri dei talebani</title>
      <link>http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=554189</link>
      <description>Sdegno dell’opinione pubblica statunitense per il video amatoriale in cui compaiono alcuni marines di stanza in Afghanistan che oltraggiano i cadaveri di talebani caduti in combattimento. Immagini crude che hanno suscitato un forte moto d’indignazione anche in Afghanistan e mettono a rischio gli sfrozi fatti per tentare di stabilizzare la situazione nel paese. Immediata la reazione del Pentagono, il cui numero uno, Leon Panetta, ha ordinato una severa inchiesta affermando che il comportamento dei soldati americani ''non riflette nessuno di quei criteri e valori che le forze armate Usa chiedono di rispettare''. Panetta ha poi discusso dell'accaduto telefonicamente con il presidente afghano Hamid Karzai, che a sua volta ha parlato di ''atto inumano ed esecrabile''. La tempestività con cui i vertici militari statunitensi stanno facendo chiarezza sulla vicenda riflette anche la preoccupazione che l'episodio possa in qualche modo minare la già difficile strada verso i colloqui con i talebani. Colloqui che dovrebbero partire nelle prossime settimane con l'obiettivo di porre fine al conflitto in Afghanistan entro il 2014.  00:00:56:57  
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      <pubDate>Fri, 13 Jan 2012 08:06:12 GMT</pubDate>
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      <title>Il commissario Ue Rehn critica i mercati e annuncia tempi lunghi per le riforme strutturali</title>
      <link>http://www.radiovaticana.org/IT1/articolo.asp?c=553508</link>
      <description>La crisi è tutt’altro che passata, ma il 2012 dev’essere l’anno della svolta, quello in cui all’unione della moneta verrà affiancata quella delle economie. Il Commissario europeo Olli Rehn, nel corso di un seminario a Bruxelles dedicato agli eurobond, ha indicato tempi ancora lunghi per riforme strutturali e profonde, criticando l’impazienza dei mercati, che mette a repentaglio la stabilità finanziaria. Ci sono, però, progressi: in primis, sulla Grecia, dove ha confermato a breve la chiusura del negoziato con i privati che possiedono bond ellenici per il taglio del loro valore. Laura Serassio  00:00:35:09  
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